Sorprende che nel dibattito politico uno dei cavalli di battaglia sia ancora la liberalizzazione delle cosiddette droghe leggere.
Non ci sono distinzioni tra droghe leggere e droghe pesanti, ma solo droghe che spezzano vite e distruggono famiglie – si legge in una nota di Giampaolo Nicolasi, Responsabile della Comunità Incontro Onlus di Amelia e componente di COMUNITALIA, rete composta da numerose Comunità Terapeutiche sul territorio nazionale, a margine dell’ultimo rapporto dell’International Narcotics Control Board (INCB) – “Siamo appena usciti dalla drammatica fase pandemica, che ha portato ad una pericolosa evoluzione nelle addiction ed assistiamo all’ennesimo tentativo di promuovere la legalizzazione della cannabis.
Appare surreale che anziché impegnarsi con un approccio valoriale e preventivo contro l’uso di tutte le sostanze, si spendano ancora energie per sostenere la necessità di legalizzare.
Possiamo pensare che chi ne parla non è abituato a fare i conti ogni giorno con il dramma delle dipendenze e non ne vede gli effetti sulla salute e anche sulla sicurezza nazionale: i recenti numeri diffusi dal Governo e dal Parlamento ci informano che il 30% dei detenuti nelle carceri è tossicodipendente ed è di attualità l’intenzione del Governo di intervenire coinvolgendo strutture rieducative e riabilitative alternative agli Istituti Penitenziari.
Non dimentichiamo – prosegue la nota – che ci sono report annuali di informazione, come la Relazione Europea sulla droga 2022 e studi scientifici che attestano le conseguenze che cannabis e cannabinoidi sintetici producono sulla salute, nonché i numeri da capogiro che ogni giorno le comunità terapeutiche registrano. C’è una cosa che consideriamo ancora più pericolosa e dannosa delle droghe e questa è la disinformazione, le fake news, i tentativi di minimizzazione che vengono diffusi, mettendo a rischio la salute e la credibilità di autorevoli rapporti internazionali e studi scientifici.
A preoccupare – conclude la nota di COMUNITALIA – sono i minori: accogliamo nelle nostre strutture sempre più adolescenti con problemi di alcol, cannabis, cocaina e crack. E per la gran parte, stando alle nostre interviste, la porta d’ingresso all’uso delle sostanze è la cannabis, con minori che iniziano a farne uso già a 12 anni”.